Inchiesta Baby calciatori: perquisizioni negli uffici del Cittadella

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Tocca, ma senza coinvolgerlo direttamente anche il Cittadella Calcio l’inchiesta sui baby calciatori. Perquisizioni e arresti in Toscana su giovani atleti entrati in Italia con documenti falsi. Una delle tre perquisizioni, infatti,  ha interessato anche gli uffici due granata. La Polizia ha chiesto alla società del presidente Gabrielli di acquisire documentazione sul trasferimento di due giovani africani, tra cui l’attaccante Kouamé (oggi 19enne) che – secondo le ipotesi di indagine- sarebbe entrato nel nostro paese con documentazioni fittizie per ottenere, per le società che ne detenevano il cartellino di tesseramento -Il Prato e la Sestese- profitti dalla vendita. La società granata attraverso il direttore generale Stefano Marchetti si è detta “totalmente estraneo alla vicenda” e specifica che Il giocatore è tranquillo, sta svolgendo la preparazione. La società del presidente Gabrielli si è limitati a fornire i documenti richiesti ma –ha aggiunto marchetti- non possiamo sapere nulla di più di una vicenda che non ci riguarda”. L’ivoriano Kouamè, arrivato in prestito l’anno scorso dal Prato, è oggi totalmente un giocatore del Cittadella.

La Polizia di Prato ha eseguito in mattinata quattro misure cautelari e numerose perquisizioni per immigrazione clandestina, falso documentale e favoreggiamento reale a carico di persone legate al mondo del calcio. Secondo l’accusa, gli indagati avrebbero procurato l’ingresso illegale in Italia di giovanissimi di origine africana, in particolare della Costa d’Avorio, producendo presso l’ambasciata italiana di Abidjian, e poi presso l’Ufficio Immigrazione della Questura di Prato, documentazione falsa.

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