Marchetti: “Ogunseye? Se diventa più cattivo può diventare inarrestabile”

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Uno Stefano Marchetti scatenato, quello ascoltato sulle frequenze di TMW Radio, nel corso del programma Pianeta Sport condotto da Gianluca Viscogliosi e Iacopo Erba affiancati da Marco Calabresi di Dazn e con la partecipazione di Luca Amorosi e, appunto, del DG granata. Marchetti ha parlato di tutto; dalla soddisfazione per quanto fatto fino ad ora in questa stagione, al suo rapporto con la famiglia Gabrielli, passando però anche alle arrabbiature con Ogunseye, alla trattativa con il Parma e alla possibilità di lasciare Cittadella. All’orizzonte poi, la possibilità di realizzare una serie sulla squadra grazie a Netflix e molto altro. Ecco alcuni dei passaggi più interessanti dell’intervista che potete ascoltare integralmente al link https://www.tmwradio.com/podcast/pianeta-sport-482480

IL SEGRETO DEL CITTADELLA: “Io credo che il segreto a Cittadella sia semplicemente la normalità. Vivere in maniera molto professionale quello che facciamo ma anche con molta serenità. Chi viene a Cittadella trova grandi professionisti e al tempo stesso un ambiente a misura d’uomo, familiare, non ti senti mai solo. Se sei in difficoltà c’è chi ti aiuta, non sei un numero ma sei una persona. Siamo molto attenti al lato sentimentale. La persona è curata anche sotto l’aspetto psicologico; e se hai qualità e sei un ragazzo a posto, in un ambiente così puoi tirar fuori il 100%”.

I NUMERI DI QUESTO CAMPIONATO: “I numeri di questa prima parte di campionato sono numeri importanti e da anni sono orgoglioso dei campionati che stiamo facendo. Non voglio entrare in polemica perchè ho ancora ferite aperte ma la serie A l’abbiamo sfiorata e l’avremmo anche meritata. Poi sul perchè non ci siamo andati, come avete detto voi, bisognerebbe raccontarlo su Netflix con una serie ad hoc approfondendo il tutto. Però diciamo che non è facile anche perchè ogni anno io cambio molto. E cambio perchè lo devo fare; perchè facendo numeri così i giocatori crescono, hanno richieste importanti in serie A. Io non trattengo mai giocatori, cerco di dar loro le chanche per andare in categorie superiori. E quindi sono spesso costretto a ripartire da zero; ma i numeri continuano a darci ragione e quindi sono orgoglioso di questo”.

ORGOGLIOSI MA SEMPRE CON I PIEDI PER TERRA: “Poi bisogna sempre rimanere con i piedi per terra e sapere che si parte da zero, sapere che dobbiamo rimanere umili, dobbiamo avere fame, voglia di arrivare e voglia di emergere. In vent’anni che faccio il direttore a Cittadella non ho mai esonerato un allenatore, ne ho avuti solo tre. Dovrebbe essere normale e invece nel calcio italiano è normale esonerarle tre all’anno. La normalità sarebbe proteggere un allenatore, non condannarlo nei momenti di difficoltà. La normalità è questa, cercare di mettere nelle condizioni i tecnici di dare il 100%”.

LA GIORNATA TIPO DEL DIRETTORE: “Come lavoro? Non ho tanti osservatori, ne ho pochi. Però quei pochi che ho li ho un po’cresciuti come voglio io. Cerco giocatori con determinate caratteristiche, sia tecniche che umane. A volte preferisco il giocatore meno talentuoso, tra virgolette, ma con caratteristiche mentali particolari. A Cittadella vinco con il gruppo. Mettere dentro ragazzi bravi ma senza testa al Cittadella credo porterei un danno più che un vantaggio. Unire ragazzi con caratteristiche adatti per il gioco di Venturato e ragazzi sani, mi ha sempre ripagato”.

DECISIONI RAPIDE, POCHE PERSONE AL VERTICE: “Siamo una società molto rapida e snella. Ci sono io, il presidente e l’allenatore; quando devo prendere una decisione la prendo in tre secondi, non devo consultarmi con cento persone. Il potere decisionale senza troppe difficoltà è importante; quindi grande lavoro ma non con mille persone. Poche persone brave, preparate che sanno quello che voglio”.

NOI UN MIRACOLO? SMETTIAMOLA DI DIRLO: “Cittadella un miracolo? No, basta, mi dà fastidio che ci chiamino ancora “miracolo”. A volte mi dà più fastidio qui a Cittadella. In Italia siamo visti per quello che siamo ovvero una società che fa qualcosa di particolare, da capire, di bello. A volte a Cittadella diventa un po’la normalità; pare scontato che si arrivi ai playoff, è scontato che si lotti per andare in serie A. Anche questo è un qualcosa che un po’mi dà fastidio. I miracoli li fa solo il Signore e nessun altro. Noi siamo persone che lavorano, ma non è scontato che tutti gli anni riusciamo a fare quello che facciamo. La gratificazione nel capire il lavoro fatto per me è importante”.

CITTADELLA-ASCOLI DI DUE ANNI FA E QUELLO SFOGO PER POI SFIORARE LA SERIE A: “Io sono qui, sono uno del posto e a volte voglio dare dei messaggi alla mia gente e alla mia tifoseria. Questo episodio è importantissimo; dopo questo episodio entrammo ai playoff e poi in finale con il Verona per andare in serie A. Un mese prima perdevamo 2-0 e non mi piaceva il clima di contestazione che si era creato. Io sono uno diretto e ho detto quello che pensavo. In quel momento la squadra andava aiutata, abbiamo trovato forza anche da quegli attimi; pareggiammo la partita e ricominciammo a fare risultati importanti arrivando alla finale per la massima serie. Trovare rabbia agonistica anche da episodi così a volte ti dà forza. Se sotto di due goal con l’Ascoli non ci fossimo caricati magari ai playoff non ci saremmo andati”.

GIOCATORI SORPRENDENTI? TANTI E BRAVI: “Ce ne sono più di uno. Io dico che Tsadjout mi ha stupito per età e intelligenza tattica perché è un ragazzo che dopo la Primavera ha fatto anche un anno all’estero. Ha dimostrato maturità; pensavo fosse bravo ma non credevo fosse anche così maturo. E poi dico Tavernelli, classe 1999, che impara velocemente e sta crescendo. Diciamo che Ogunseye sta confermando quello che mi aspettavo; e se mette un po’di cattiveria può fare ancora meglio. A volte con lui mi arrabbio perché è il gigante buono; chiaro però che devi essere buono fuori dal campo ma in campo devi essere avvelenato. Sabato aveva la possibilità di fare la doppietta, la devi fare. Lui è arrabbiato come me perché quando devi ottimizzare devi ottimizzare, anche se sei 2-0 o 3-0. La punta quando ha la possibilità deve fare goal, non deve accontentarsi, e quello non mi piace”.

VIA DA CITTADELLA? IL PARMA MI HA TENTATO, MA RESTO QUI: “Quest’anno a fine stagione, quando mi sono incontrato con i dirigenti del Parma ero stanco, ai playoff siamo usciti con un goal all’ultimo secondo di Ciano. Ciano è bravo, è straordinario, ma se andate a rivedere la partita abbiamo preso due goal che neanche in un mese li riprendi così. Siamo usciti così, l’anno prima a Verona. Ero scarichissimo, ero veramente stanco e i dirigenti del Parma mi hanno colpito. Mi sembrava di vedere un po’le persone che lavorano qui, persone semplici con un modo di rapportarsi in maniera diretta. Sono andato un po’in crisi perché Parma mi sembrava un posto dove ricostruire qualcosa ad un livello importante. Parma, serie A, con un centro sportivo importante e con imprenditori alle spalle importanti. Detto questo, io devo condividere con la proprietà del Cittadella anche il fatto di andare via perché io ho riconoscenza, ho rispetto per il signor Angelo e per l’attuale dirigenza. A me qui vogliono bene come un figlio. Quando e se capiterà, sarà solo perché anche la mia proprietà ha condiviso la mia scelta e ha capito che sarà finito un ciclo. Per me il Cittadella è tantissimo. La vivo anche come da tifoso, mi incazzo, mi arrabbio, ci metto passione. Fino a che ho tutto questo e ho il rapporto che ho attualmente con il presidente Andrea Gabrielli, continuerò. Fino a che dentro di me si muoverà tutto questo credo proprio che resterò qui senza problemi”.

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